Viaggero
I Diari di viaggio


Costa Brava - 4 giorni a Tossa de Mar
Diario di Roberta

In questo diario di viaggio si parla di:

Il traffico labirintico
di Nizza

Tossa de Mar
e le gallerie infinitesimali

Don Chisciotte in vacanza all'Hotel Neptuno e i gusti musicali degli albergatori di Tossa

Un liquido beige che assomiglia al caffè, abbuffate al buffet

Piccoli furti alla playa de Codolar

Il costo della vita in Spagna e la Platja Gran a Tossa de Mar

Bestemmie, gatti e gabbiani

Jonathan Livingstone, la libertà che c'è in noi

 
Per saperne
di più su

Tossa de Mar
 
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Diario di Viaggio in Spagna
a Nizza
11 maggio 2006
Abbiamo prenotato l’albergo a Tossa De Mar da un centro internet di Nizza, con la carta di credito. L’abbiamo trovato per puro caso, dopo aver spulciato sui vari siti di offerte. Eravamo indecisi tra un aparthotel, le cui stanze erano molto old fashion anni’70, e una specie di albergo all’interno di un castello medievale, molto carino e immerso nel verde, con la piscina azzurra e tutto, ma lontano almeno due chilometri dal mare, su una strada tutte curve. Alfonso si è messo a cercare e ha trovato l’hotel Neptuno, tre stelle, carino, con belle foto, il giardino e la piscina, e dei prezzi molto convenienti. Così, il giorno dopo siamo partiti alla volta della Spagna, schifati dal labirinto urbano e di sensi unici di Nizza. Nizza è un incrocio infelice tra il traffico caotico di Napoli, il melting pot disorganizzato e multietnico delle periferie di molte metropoli e la spocchia tipica dei francesi. Non vedevamo l’ora di sentirci dire “hola” dal casellante e di bere la sangria.
da Nizza a Tossa de Mar
12 maggio 2006
Dopo circa 4 ore di viaggio, poche soste, tante monete buttate nei cestini automatici dei caselli dell’autostrada, tra il lilla della lavanda, il giallo delle ginestre e la luce meravigliosa della Francia del sud, siamo arrivati in Spagna. Le indicazioni per Tossa De Mar sono molto semplici: ne ho capito qualcosa pure io, che, di solito, mi perdo anche nella mia stanza. Che cambiamento di paesaggio…Abbiamo attraversato un bosco con tanti tornanti, l’aria era fresca e intorno si vedevano soltanto alberi, e campi dorati di cereali, e qua e là qualche costruzione.

Poco prima del paese, un cartello blu con il disegnino di un faro acceso. Ho pensato che servisse per entrare in una galleria. In effetti, dopo poco c’era la galleria: ma è lunga al massimo come la macchina: il tempo di entrare ed è già finita, il tempo di cercare sul cruscotto il pulsante dei fari. Devono essersene accorti anche gli spagnoli, perché subito dopo c’era un altro cartello, con il solito faro acceso, seguito da un grande punto interrogativo. Come a dire: “Ma davvero hai acceso i fari??”… Abbiamo riso per dieci minuti.

L’albergo era veramente carino come nelle foto, con gli spazi ampi, il pavimento lucido, e panche intarsiate di legno, drappeggi e sculture, lampade art nouveau e candelabri, tanto che sembrava di essere nella casa di don Diego de la Vega, o sul set di una soap opera sudamericana, o nella casa di Lara Croft. Da un momento all’altro mi aspettavo di veder arrivare Zorro al galoppo per i corridoi, o Don Chisciotte con Sancho Panza e Ronzinante. Sono rimasta colpita dal contrasto tra la modernità dell’organizzazione e la struttura dell’albergo: ci hanno dato un badge elettronico al posto della chiave, e siamo entrati in una stanza imbiancata e spartana, con due sedie, uno specchio di legno, un armadio a muro e due letti, con l’aria condizionata e l’asciugacapelli in bagno.
castello-tossa-de-mar

Ero curiosa di assaggiare la famosa cucina spagnola. La cena era al buffet. Tre buffet: uno con i piatti caldi (carne, pesce, verdure, patatine fritte e qualcosa che assomigliava alla pasta), uno per le insalate, con sottaceti e salsine, uno per i dolci. Da brava curiosa ho riempito i piatti con un po’ di tutto, e mi è piaciuto tutto. Quando vado in un posto che non conosco, devo assaggiare tutto! Non resisto. Oddio, veramente mi capita anche quando mangio a casa, ma questa è un’altra storia. In quell’albergo le bevande si pagano ai pasti e l’ora di cena…è allietata dalle canzoni di Umberto Tozzi in spagnolo. Dopo cena siamo andati a fare un giro di ricognizione per il centro: stradine in mezzo alle case, fresco, pochissima gente per strada, e i negozi con tante cose belle. La sera dell’arrivo abbiamo fatto una lunga passeggiata per il paese: siamo andati per i vicoli fino alla città vecchia e dappertutto ho visto giardini pieni di fiori, finestre e terrazzi ricoperti di edera, casette piccole in affitto, ristorantini con gente seduta e profumi irresistibili.
a Tossa de Mar
13 maggio 2006
La mattina dopo il nostro arrivo, il cielo era coperto e faceva un po’ freddo. Abbiamo fatto colazione nella grande sala dell’albergo e ho mandato in tilt la macchinetta del caffè, perché è tarata sui gusti delle popolazioni nordiche!! Si mette la tazza, si preme il bottone e si aspetta. Ma siccome io ho riempito la tazza soltanto per un quarto, quella specie di liquido beige ha continuato a scendere, riempiendo la vaschetta e lasciando file di tedeschi e di inglesi allibiti con le loro tazze vuote in mano. Io sono tornata al mio tavolo e ho fatto finta di niente…Alla fine ho trovato un metodo: riempivo due tazze; una con un quantitativo congruo di “caffè” e l’altra con tutto quello che avanzava, e le portavo entrambi al tavolo camminando baldanzosa. Alfonso guardava prima me e poi le tazze con aria rassegnata. Per la cronaca, quel liquido marroncino che spacciavano per caffè era orzo! Comunque, aldilà del caffè, al buffet c’era di tutto: uova strapazzate e fritte, salsicce, pancetta, baguette e pane tostato, dolci e frutta. Per non sbagliare, ho mangiato tutto, dalle uova ai cereali con lo yogurt.
castello-tossa-de-mar

Così, dopo sono stata costretta a camminare per tutti i vicoli, nel tentativo di digerire la colazione. Il centro di Tossa de Mar si divide tra il lungomare, con le pizzerie gomito a gomito sulla strada, i vicoletti interni e la strada di pietra che porta in alto sulla città vecchia. Dalla città vecchia si arriva ad una piccola cala, il Codolar, che d’inverno serve ai pescatori per tirare a secco le barche. Dall’alto è bella come un quadro: una baia piccola tra due costoni pieni di agavi e fichidindia, con gli scogli a riva e il rumore delle onde sul bagnasciuga. Quando l’ho vista per la prima volta, mi sembrava di aver scoperto qualcosa di prezioso e nascosto, perché arriva all’improvviso tra le torri e non te l’aspetti. Tossa di sera è piena di luci e avvolta dal vento che arriva dal mare. Non mi stancherei mai di passeggiare per quelle stradine, perché ad ogni angolo c’è qualcosa da vedere: uno scorcio diverso della spiaggia, una torre illuminata, una finestra. Spesso ho avuto la sensazione di rubare con gli occhi nell’intimità degli abitanti.
a Tossa de Mar
14 maggio 2006
La vita a Tossa costa poco! La maggior parte dei ristoranti ha dei grandi cartelli fuori con il menu a prezzo fisso, che in media costa 15 euro e comprende un antipasto, un primo, un dolce, la sangria. Non ho mai capito perché negli antipasti includono gli spaghetti alla bolognese e i cannelloni. Ovviamente, la regina è la Paella. Io l’ho mangiata una volta e dopo ero così contenta che nelle foto ho la faccia del gatto che si lecca i baffi. Tossa è bella e si mangia bene, è tranquilla e silenziosa (almeno a metà maggio) e soprattutto, non ci sono italiani! Tanti spagnoli e tanti inglesi, tanti francesi. Per le strade c’è un ristorante dietro l’altro con i tavolini all’aperto, le tovaglie a scacchi, Il menu fuori a prezzo fisso e tante gigantografie di paelle, panini, uova e patatine. I camerieri hanno la camicia e il gilet e ciondolano tra i tavoli guardando la gente che passa. Molti salutano e chiedono se vogliamo mangiare. Tra i tavoli ho visto tanti gruppi di ragazze rosse di sole e coppiette. Poche famiglie e poche comitive.
scofanarsi una paella a tossa

E poi… in quasi tutti i locali pubblici si può fumare e le sigarette costano 10 euro in meno rispetto all’Italia. Tutto costa meno. Nei chioschi vicino alla spiaggia, una bottiglia d’acqua da 150 cl costa 90 centesimi. In Italia, nei bar della spiaggia si può prendere al massimo una bottiglietta da mezzo litro, per due euro. Sul lungomare, la spiaggia principale, la Platja Gran, è accostata alla città vecchia, che è una costruzione circondata da torri alte color sabbia, piena di verde e dalla quale il panorama è veramente mozzafiato. Le torri sono collegate da un camminamento pieno di feritoie che fa il giro di tutta la costruzione. E la spiaggia in Spagna è libera, e pulita, e non ci sono le suonerie dei telefonini. Se hai fame ma non vuoi mangiare tanto, ti siedi di fronte al mare e ordini le Tapas, che sono dei piattini con degli “assaggi”: in media 4 euro al piattino, e le porzioni sono le stesse della novelle cuisine dei ristoranti chic. “Tapas” comprende un po’ di tutto: pesciolini fritti, cozze, vongole, gamberi, patate, crocchette. La sangria è buonissima. Viene servita in una brocca di vetro con le fettine di limone, e se bevuta in due…non finisce mai e ci si alza barcollanti.

Gli spagnoli mangiano a tutte le ore e i camerieri bestemmiano in aramaico, perché dopo aver servito inglesi, tedeschi e olandesi che pranzano a mezzogiorno e cenano alle sette, arriva il turno dei locali che hanno il metabolismo spostato di circa due ore rispetto ai turisti. Difatti, i negozi aprono alle dieci la mattina, e prima di quell’ora per strada ci sono soltanto i gatti spaparanzati sui marciapiedi e i gabbiani che girano in tondo. A proposito dei gabbiani: sono grandi, e bellissimi, e hanno il petto morbido e coperto di piume soffici che viene voglia di stringerli, ma fanno la cacca dove capita, dall’alto, come una doccia di macchie bianche: attenzione agli spazi aperti.
a Tossa de Mar
15 maggio 2006
Il giorno prima della partenza. C’era sole e caldo, e già alle nove di mattina tutta l’aria era avvolta dal profumo dell’All i oli, che gli spagnoli mettono sul pane, nelle minestre, nelle insalate, sullo spazzolino da denti, nelle fioriere…Siamo andati in spiaggia presto, quella bella nascosta dalle torri. C’erano pochissime persone e si sentiva soltanto il rumore del mare. L’acqua del mare era freddissima: soltanto una coppia anziana di tedeschi ha fatto il bagno. Ma poi sono arrivate due meduse, e il tedesco ha passato il resto della mattinata in piedi nell’acqua a cercare le meduse, a parlare tra sé e sé e a indicarne una col dito quando la trovava.
castello tossa de mar

Sul costone di roccia di fronte alla spiaggia c’è un locale pieno di vetrate, a due piani, con sopra il cartello “se lloga” (si affitta); in un attimo ho pensato di andar a vivere lì, e così mi sono vista la mattina a fare colazione su quel terrazzo, con soltanto il mare davanti e un tavolino con la tovaglia bianca, fresca, di lino, e un vaso con i fiori colorati. Mi sembrava di essere la protagonista di una pubblicità di piatti di mare pronti. Oltre alle spiagge da sogno, a Tossa ci sono un sacco di negozietti per turisti: gonne, chincaglierie, liquori, giocattoli, musica. C’è un negozietto piccolo all’angolo di una stradina del centro che in vetrina ha una collezione di dischi…Che in Italia si svendono nei cestoni dell’Autogrill o al massimo al mercatino dell’usato. Ho letto nomi di cantanti italiani che pensavo dimenticati. Dentro c’è un vecchietto tranquillo, seduto dietro al bancone. Le donne e le ragazze si vestono con molta cura, sono eleganti e truccate, belle e magre. E hanno delle belle scarpe.
dischi d'epoca a Tossa de Mar

Di sera, dopo cena al buffet e Umberto Tozzi che canta Gloria in spagnolo, abbiamo fatto l’ultima passeggiata in giro, le ultime trecento foto e ho scoperto angoli e statue che non avevo visto. Sulla città vecchia c’è Ava Gardner di bronzo, a grandezza naturale, che con un’espressione molto triste guarda verso il mare. Alla fine del lungomare, invece, c’è una statua dedicata a Minerva e più avanti una dedicata al gabbiano Jonathan Livingstone, con un’iscrizione in spagnolo che dice qualcosa tipo “Alla libertà che c’è in noi”. Mai monumento mi sembrò più appropriato, perché Tossa è la città dei gabbiani che volano sul mare.
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